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mercoledì 8 giugno 2011

Cosa si brucia negli inceneritori italiani?

Pubblichiamo un interessante articolo di wired che fotografa il "parco" inceneritori italiano.

Buona lettura.

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Cosa si brucia negli inceneritori italiani?


Percepivano milioni di euro di incentivi per la produzione di energia pulita, poi però nell'inceneritore ci finiva di tutto, compresi rifiuti marcati come speciali pericolosi. Il giro di tangenti che ha fatto finire agli arresti domiciliari Angelo Dario Scotti e altri, tra cui alcuni funzionari del Gestore servizi energetici, riporta sulle prime pagine dei giornali le problematiche legate agli inceneritori e al loro discusso utilizzo per lo smaltimento dei rifiuti speciali.

Abbiamo colto l’occasione per andare ad analizzare la situazione degli inceneritori sul suolo italico, partendo dalla loro distribuzione regionale, fino ad arrivare ai problemi legati alle ecomafie e ai contaminanti rilasciati nell’atmosfera.

Rifiuti in Italia: tipologie e smaltimento
La produzione di rifiuti urbani in Italia orbita intorno ai 32 milioni di tonnellate l’anno (dati Ispra), ripartite in modo tutt’altro che equo fra le vari regioni italiane (15 milioni al Nord, 7 al Centro e 10 al Sud). Si tratta di quei rifiuti prodotti dalle abitazioni urbane, dalla pulitura delle strade e dal trattamento della vegetazione pubblica, in ogni caso, si tratta di rifiuti non classificati come pericolosi. Di questi, almeno l’11% è destinato a essere bruciato negli inceneritori.

La produzione di rifiuti speciali invece sfiora i 140 milioni di tonnellate all’anno (dati Ispra). Gran parte di questi sono rifiuti derivanti dall’edilizia e dall’industria agroalimentare. Di questi, solo lo 0,8% finisce in un inceneritore. Esiste però una frazione di rifiuti speciali, pari a 11,3 milioni di tonnellate, che vengono classificati come pericolosi, in massima parte derivanti dall’industria chimica e metallurgica (ma comprendente anche i rifiuti urbani pericolosi). Tra questi, la percentuale di smaltimento tramite incenerimento sale al 3,8%.

Inceneritori in Italia: dove e quanti?
A oggi, sul suolo Italiano si contano 51 inceneritori così ripartiti: Lombardia (12), Emilia-Romagna (8), Toscana (8), Veneto (4), Lazio (4), Piemonte (2), Puglia (2), Basilicata (2), Sardegna (2), Calabria (1), Sicilia (1), Campania (1), Marche (1), Umbria (1), Friuli-Venezia Giulia (1) e Trentino-Alto Adige (1). Si tratta per la maggior parte di inceneritori a griglie, tra i quali, per capacità di smaltimento, spiccano quello di Trezzo sull’Adda e quello di Brescia. Quest’ultimo, con le sue 750.mila tonnellate di rifiuti smaltiti ogni anno, è stato riconosciuto dal Waste-To-Energy Research and Technology Council ( Wtert) come “ il migliore del mondo” (nonostante ciò, è stato protagonista di due violazioni delle direttive europee, sfociate poi in una condanna).

Va notato inoltre che, su 51 impianti presenti sul suolo italiano: 2 non prevedono alcun recupero energetico dall’incenerimento (Messina e Rufina), 2 non sono più operativi (Vercelli e Statte), e uno (quello di Mergozzo) potrebbe presto chiudere i battenti.

A questi se ne aggiungono 5 (Malagrotta, Colleferro, Gioia Tauro, Pietrasanta e Terni) che sono stati negli ultimi anni posti sotto sequestro a causa di illeciti nella gestione.

Il business criminale dietro la termovalorizzazione
Se il dottor Scotti oggi è agli arresti domiciliari, è perché nel suo impianto di smaltimento, che lo Stato incentivava affinché producesse energia dall’incenerimento delle biomasse (nello specifico: la lolla, sottoprodotto della lavorazione del riso), a quanto pare sarebbero stati bruciati anche altri rifiuti, tra cui l’inquinantissima plastica. Stando ai calcoli del Corpo Forestale, la lolla rappresenterebbe solo il 10% di quanto veniva bruciato presso la centrale a biomasse di Pavia, il resto sarebbe stato costituito da legname (20%) e plastica (70%).

Ma il caso dell’inceneritore a biomasse di Pavia è solo l’ultimo di una lunga serie. Oltre ai sequestri ai danni di altre centrali a biomasse, le recenti indagini su impianti come quello di Colleferro testimoniano come quello dei rifiuti e del loro smaltimento sia ormai un business che fa gola a molti, senza escludere la malavita organizzata. Un business che, stando all’ultimo rapporto Legambiente sulle Ecomafie, rappresenterebbe il 41% di un giro di affari illeciti che ha ormai superato quota 20 miliardi di euro, e che va a pesare, oltre che sulle casse dello Stato, sulla salute dei suoi cittadini.

Inceneritori e salute: il pericolo diossina
Nel 2004, 120 paesi (tra cui il nostro) hanno sottoscritto un accordo, conosciuto come Convenzione di Stoccolma, con il quale si impegnano a limitare la produzione, intenzionale e non, di contaminanti organici persistenti (Pop). Tra i contaminanti direttamente imputabili all’attività degli inceneritori (furani, metalli pesanti etc...), uno dei più pericolosi (e noti) è la diossina. “ Le diossine si formano in particolari condizioni di temperatura in presenza di cloro. Ogni processo di combustione, in particolare di plastiche, porta alla loro formazione, e sono presenti nei fumi e nelle ceneri degli inceneritori. L’esposizione alle tossine è correlata allo sviluppo di tumori”, sostiene Patrizia Gentilini, Presidente Associazione Medici per l'Ambiente Isde Forlì: “ Dagli studi risulta che in Italia un lattante di 5 kg assume diossine da alcune decine fino a centinaia di volte superiori al limite massimo dell'UE”.

Uno studio condotto in Italia e pubblicato nel 2007 su Environmental Health ha in effetti attestato che, tra chi ha vissuto nel periodo compreso tra il 1960 e il 1996 nelle vicinanze di un inceneritore, il rischio di sarcoma è superiore di 3,3 volte alla norma. Va inoltre considerato che gli inceneritori rilasciano diossina nell’ambiente anche attraverso le scorie e i residui liquidi del filtraggio dei fumi, andando così a inquinare le acque e il suolo. E il rischio maggiore, in questo caso, è che la diossina passi nella catena alimentare. 


lunedì 10 gennaio 2011

Retuvasa parte civile al processo inceneritori Colleferro

Processo Malagrotta: comunicato stampa RETUVASA

Il 13 c.m. alle ore 11, presso il Tribunale di Velletri, si apre il processo per le vicende agli onori delle cronache nazionali nel marzo del 2009, quando divennero pubbliche gravissime irregolarità nella gestione degli impianti di incenerimento di Colleferro, con conseguenze potenzialmente molto rilevanti sulla salute della popolazione. Dopo accurate indagini e intercettazioni telefoniche, si giunse al sequestro degli impianti e all’arresto di 13 persone, con il coinvolgimento di complessivi 26 imputati. Tra questi, responsabili amministrativi e tecnici degli impianti di incenerimento, responsabili tecnici di laboratori di analisi di CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti), responsabili di società di intermediazione dei rifiuti, responsabili del conferimento di CDR da varie regioni d’Italia, responsabili del sistema informatico di gestione dei dati delle emissioni in atmosfera.
Le gravissime irregolarità al vaglio della magistratura (lucro ottenuto da conferimento di CDR non a norma, falsificazione delle analisi relative alla natura e alla composizione chimico-fisica dello stesso CDR, manomissione del sistema informatico di gestione, falsificazione delle bolle di accompagnamento) furono evidentemente agevolate da un contesto di attività di controllo deficitarie, che ci auguriamo sia definitivamente tramontato. Non vogliamo dimenticare una certa superficialità attribuibile all’Amministrazione di Colleferro (che pure è parte offesa al processo) nell’interpretazione dei dati di emissione, senza cui forse si sarebbe potuto evitare quanto avvenuto.  
Per ragioni di pubblica utilità sancite dalla normativa, gli inceneritori sono tornati a funzionare pochi mesi dopo il sequestro, ottenendo a supporto l’Autorizzazione Integrata Ambientale, assente al momento dello stesso. Arrestati e indagati sono tornati al loro posto di lavoro o a gestire le proprie attività. La società stessa sembra sempre più una barca alla deriva, con stipendi quasi elemosinati ai Comuni morosi ad ogni fine del mese. Tutto ciò, se ce ne fosse bisogno, a dimostrazione del fatto che il ciclo dei rifiuti fin qui promosso dalle istituzioni è miseramente fallito, dal punto di vista tecnico, economico e ambientale.
I cittadini per lo più hanno subito quanto riferito dalla cronaca giudiziaria relativa a uno dei fattori inquinanti di una zona in emergenza ambientale quale Colleferro e l’intera Valle del Sacco.
Retuvasa si è già costituita parte civile, nel luglio 2010, al processo per l’inquinamento del bacino del Fiume Sacco; è in attesa, il prossimo 11 Gennaio, dell’accettazione della richiesta di costituzione di parte civile nel processo che lega la discarica di Malagrotta a Colleferro.
Si costituisce anche per il procedimento in questione, perché ci sentiamo in dovere di partecipare attivamente al terzo processo per reati di tipo ambientale a Colleferro.
A tal proposito, invitiamo alla costituzione anche le amministrazioni dei Comuni limitrofi, per far crescere un fronte istituzionale e trasversale per la tutela dell’ambiente e della salute. Opportuna e gradita anche la semplice presenza dei cittadini in occasione dell’udienza preliminare, per testimoniare la volontà popolare di riformare il sistema. Appuntamento presso l’ingresso del tribunale di Velletri, piazza Giovanni Falcone 1, alle 10.45.
Colleferro, 08.01.11
Ufficio Stampa Retuvasa

venerdì 17 settembre 2010

mercoledì 18 agosto 2010

La verità sul fallimento degli inceneritori\\\





Notizia dal blog sotto-terra-il-treno.blogspot.com/

48 Sindaci della Regione Lazio hanno giocato con gli inceneritori, determinando il fallimento economico del Consorzio Gaia di Colleferro.
L’elenco dei 48 Sindaci è stato, fino ad oggi, avvolto nel mistero.
Nulla su Internet. Nulla sulla stampa. Nulla sulle relazioni delle Commissioni parlamentari.
Abbiamo perciò effettuato una ricerca e di seguito pubblichiamo l’elenco degli azionisti del Consorzio Gaia (aggiornato al 2007), i protagonisti del più grande imbroglio che la storia di questo paese ricordi.

Ecco gli azionisti pubblici del Consorzio GAIA:

Comune di Acuto
Comune di Alatri
Comune di Anagni
Comune di Ariccia
Comune di Artena
Comune di Bellegra
Comune di Capranica Prenestina
Comune di Carpineto Romano
Comune di Castel Gandolfo
Comune di Castel San Pietro Romano
Comune di Cave
Comune di Colleferro
Comune di Colonna
Comune di Ferentino
Comune di Fiuggi
Comune di Frascati
Comune di Gallicano nel Lazio
Comune di Gavignano
Comune di Genazzano
Comune di Gorga
Comune di Grottaferrata
Comune di Labico
Comune di Monte Compatri
Comune di Montelanico
Comune di Morolo
Comune di Nemi
Comune di Olevano Romano
Comune di Palestrina
Comune di Paliano
Comune di Piglio
Comune di Ripi
Comune di Rocca di Cave
Comune di Rocca di Papa
Comune di Rocca di Santo Stefano
Comune di Roiate
Comune di San Cesareo
Comune di San Vito Romano
Comune di Segni
Comune di Serrone
Comune di Subiaco
Comune di Trevi nel Lazio
Comune di Valmontone
Comune di Veroli.

E’ un elenco lunghissimo ed incredibile.

Decine di comuni che giocano a fare le “belle anime” con la raccolta differenziata, ma che portano la responsabilità di un disastro economico ed ambientale di portata inaudita.

Per inseguire il sogno degli inceneritori, il Consorzio GAIA si è indebitato per circa 300 milioni di euro e, solo nel 2005, ha presentato una perdita di 122 milioni di euro.

La corsa “insensata” agli inceneritori e ai CIP6 ha di fatto provocato un vero, gigantesco disastro economico.

Il Sindaco di Roma Alemanno dovrebbe imparare: invece di fare spot commerciali pro-inceneritori dal Giappone, tra l’altro a spese dei contribuenti, dovrebbe visitare l’inceneritore di Colleferro, facendosi spiegare i bilanci del Consorzio GAIA dai carabinieri del NOE.

Peccato che anche la Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite nella gestione del ciclo dei rifiuti abbia evitato di analizzare i bilanci disastrosi del Consorzio GAIA.

I nostri deputati e senatori, da veri incompetenti, hanno omaggiato il più grande esperto del settore, il signor Cerroni, che li ha brillantemente edotti sulla gestione dei rifiuti: “Io dico che ho una sorella che cucina bene le fettuccine: se non le do la farina doppio zero e le uova buone, ma il mais, lei non può prepararmele. Questo è il punto. È tutto qui”.

Perché in questo paese la classe politica continua a prenderci in giro con gli inceneritori, ecomostri dai costi folli, e con le case da sogno (affaccio con vista sul Colosseo o su Montecarlo) acquistate/vendute a prezzi irreali?

lunedì 5 luglio 2010

Fittipaldi parla del libero COSI CI UCCIDONO e delle schifezze che hanno fatto uscire dall'inceneritore

Pubblichiamo l'intervento di Fittipladi durante la presentazione del libro COSI CI UCCIDONO, dove, neanche a dirlo, un intero capitolo è dedicato alle vicende del 2009 che hanno interessato gli inceneritori di Colleferro.

mercoledì 23 giugno 2010

SCANDALO INCENERITORI: ASSEMBLEA PUBBLICA DI PROTESTA

COLLEFERRO - PIAZZA ITALIA



SABATO 26 GIUGNO - ORE 11.00



ASSEMBLEA PUBBLICA AUTOCONVOCATA




ennesimo sequestro di CDR nel piazzale antistante gli inceneritori, martedì 16 giugno 2010 ad opera dei carabinieri del NOE.

Una vera associazione a delinquere e non qualche mela marcia come tentano di raccontarcela in coro i deputati Moffa e Carella,il sindaco Cacciotti e gli indifferenti rappresentanti sindacali. A chi dice che i controlli funzionano rispondiamo con i fatti: sono quelli del NOE a tutelarci, né l’azienda né tantomeno i vantati controlli del Sindaco.

A seguito dei noti fatti del marzo 09 - sequestro degli inceneritori per aver bruciato rifiuti tossici e nocivi - sono stati rinviate a giudizio 25 persone in 8 diverse province. I reati contestati vanno dall’associazione a delinquere a frode al gestore dell’energia per 60 milioni di euro , da trasporto illecito di rifiuti a accesso abusivo a sistemi informatici, da violazione dei valori limite delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni a favoreggiamento personale e vessazioni su dipendenti.

A finire nei guai, oltre al direttore tecnico e responsabile della gestione dei rifiuti , Paolo Meaglia, sono tutti i dirigenti del consorzio: il commissario Lolli il suo vice Perasso il direttore del personale Daniele Adamo il direttore tecnico Marino Galuppo e Stefania Brida, tutti ancora pagati dai cittadini con circa 2 milioni di euro l’anno nonostante abbiano causato, in concorso con altri, una perdita societaria di oltre 300 milioni di euro riempiendo di debiti e di veleni il futuro dei nostri figli. Tra gli altri imputati un dirigente dell’Ama; soci e amministratori di società di intermediazione di rifiuti e di sviluppo di software, chimici di laboratori di analisi.

Non si sono fermati nel 2005 dopo l’arresto del padre padrone di Gaia R.Scaglione, non si sono fermati con i vari amministratori che si sono succeduti tra il 2006 e il 2007, non si sono fermati neanche nel 2008-2009 nonostante la piena attività investigativa dei carabinieri del NOE , non si sono fermati successivamente agli avvisi di garanzia (le intercettazioni lo provano) e neanche successivamente al rinvio a giudizio prova ne è il sequestro di questi giorni.

E mentre si discute e si indaga passa in secondo piano la questione più importante, quella della nostra salute, della qualità sempre peggiore dell’aria che respiriamo.

Per questo motivo un monito va al sindaco di Colleferro, dal quale dipendono in gran parte le sorti degli inceneritori e la salute pubblica. Gli ricordiamo ancora una volta che la differenziata, quella vera, con la raccolta porta a porta dell’umido, va fatta per legge. Continuare a tacere e a nascondere responsabilità oggettive lo renderà complice. Ostinarsi a portare avanti il progetto della raccolta stradale con i cassonetti, che nella migliore delle ipotesi farà arrivare la differenziata al 15-20%, lo renderà responsabile alla stregua di politici, dirigenti, e faccendieri di gravi reati ambientali ed amministrativi legati al traffico e all’incenerimento di rifiuti.

Per la chiusura degli inceneritori
Per l’avvio di un piano straordinario di raccolta differenziata in ottemperanza della norma
Per il licenziamento dei responsabili del disastro ambientale ed economico del Consorzio GAIA


PRIME ADESIONI:



Cittadini, associazioni e movimenti della valle del Sacco, che si battono per la difesa del territorio e che si oppongono alle nocività, si autoconvocano per discutere della gravissima situazione degli inceneritori di Colleferro.














SABATO 26 GIUGNO - ORE 11.00













ASSEMBLEA PUBBLICA AUTOCONVOCATA



















ennesimo sequestro di CDR nel piazzale antistante gli inceneritori, martedì 16 giugno 2010 ad opera dei carabinieri del NOE.









Una vera associazione a delinquere e non qualche mela marcia come tentano di raccontarcela in coro i deputati Moffa e Carella,il sindaco Cacciotti e gli indifferenti rappresentanti sindacali. A chi dice che i controlli funzionano rispondiamo con i fatti: sono quelli del NOE a tutelarci, né l’azienda né tantomeno i vantati controlli del Sindaco.









A seguito dei noti fatti del marzo 09 - sequestro degli inceneritori per aver bruciato rifiuti tossici e nocivi - sono stati rinviate a giudizio 25 persone in 8 diverse province. I reati contestati vanno dall’associazione a delinquere a frode al gestore dell’energia per 60 milioni di euro , da trasporto illecito di rifiuti a accesso abusivo a sistemi informatici, da violazione dei valori limite delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni a favoreggiamento personale e vessazioni su dipendenti.









A finire nei guai, oltre al direttore tecnico e responsabile della gestione dei rifiuti , Paolo Meaglia, sono tutti i dirigenti del consorzio: il commissario Lolli il suo vice Perasso il direttore del personale Daniele Adamo il direttore tecnico Marino Galuppo e Stefania Brida, tutti ancora pagati dai cittadini con circa 2 milioni di euro l’anno nonostante abbiano causato, in concorso con altri, una perdita societaria di oltre 300 milioni di euro riempiendo di debiti e di veleni il futuro dei nostri figli. Tra gli altri imputati un dirigente dell’Ama; soci e amministratori di società di intermediazione di rifiuti e di sviluppo di software, chimici di laboratori di analisi.









Non si sono fermati nel 2005 dopo l’arresto del padre padrone di Gaia R.Scaglione, non si sono fermati con i vari amministratori che si sono succeduti tra il 2006 e il 2007, non si sono fermati neanche nel 2008-2009 nonostante la piena attività investigativa dei carabinieri del NOE , non si sono fermati successivamente agli avvisi di garanzia (le intercettazioni lo provano) e neanche successivamente al rinvio a giudizio prova ne è il sequestro di questi giorni.









E mentre si discute e si indaga passa in secondo piano la questione più importante, quella della nostra salute, della qualità sempre peggiore dell’aria che respiriamo.









Per questo motivo un monito va al sindaco di Colleferro, dal quale dipendono in gran parte le sorti degli inceneritori e la salute pubblica. Gli ricordiamo ancora una volta che la differenziata, quella vera, con la raccolta porta a porta dell’umido, va fatta per legge. Continuare a tacere e a nascondere responsabilità oggettive lo renderà complice. Ostinarsi a portare avanti il progetto della raccolta stradale con i cassonetti, che nella migliore delle ipotesi farà arrivare la differenziata al 15-20%, lo renderà responsabile alla stregua di politici, dirigenti, e faccendieri di gravi reati ambientali ed amministrativi legati al traffico e all’incenerimento di rifiuti.









Per la chiusura degli inceneritori



Per l’avvio di un piano straordinario di raccolta differenziata in ottemperanza della norma



Per il licenziamento dei responsabili del disastro ambientale ed economico del Consorzio GAIA











Cittadini, associazioni e movimenti della valle del Sacco, che si battono per la difesa del territorio e che si oppongono alle nocività, si autoconvocano per discutere della gravissima situazione degli inceneritori di Colleferro.

lunedì 21 giugno 2010

Salute ed Inceneritori: l'ennesimo caso di conflitto di interessi

Attenzione; questo post non è a favore degli inceneritori. 
Per capire la posizione qui espressa siete pregati di leggere tutto il post.

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L'ennesimo caso di conflitto di interessi. Lui, il prof. Massimo Federico, è responsabile dell'osservatorio tumori per la provincia di Modena. Rassicura la popolazione di Parma (dove è in construzione un nuovo impianto, ndr) che gli effetti sulla salute degli inceneritori moderni siano molto contenuti e non dimostrati. Sembra rassicurante....

Peccato che sia anche consulente per la difesa in un procedimento penale che vede coinvolto anche un dirigente di Hera SpA,  avente per oggetto il funzionamento dell’inceneritore per Rifiuti Solidi Urbani di Forlì e la sua possibile connessione con un danno cancerogeno verificatosi nell’area di ricaduta di tale impianto. E’ poco credibile che un consulente per la difesa assuma pubblicamente posizioni in contraddizione con le esigenze processuali del proprio committente ed è suggestivo che ciò costituisca un conflitto di interessi capace di condizionarne la neutralità scientifica.

UNA SOLA CONCLUSIONE: PRIMA DI CREDERE ALLE PAROLE DI QUALCUNO INFORMATEVI SULLA REALE AUTONOMIA MORALE DI CHI PARLA!


Articolo del dott. Massimo Federico

SEGUE INFATTI LA REPLICA IMMEDIATA DELL'ISDE

PRECISAZIONI  DELL’ASSOCIAZIONE MEDICI PER L’AMBIENTE (ISDE ITALIA) CIRCA LE POSIZIONI ESPRESSE SULLA GAZZETTA DI PARMA DAL PROF. MASSIMO FEDERICO 

Sulla Gazzetta di Parma di Lunedì 8 Marzo 2010 a pagina 8 è  comparsa una intervista del prof. Massimo Federico di Modena, relativa all’impatto sulla salute dei “nuovi” inceneritori. Non c’è da stupirsi che il prof. Massimo Federico difenda gli inceneritori: non possiamo dimenticare, infatti, che egli è anche consulente per la difesa in un procedimento penale che vede coinvolto anche un dirigente di Hera SpA,  avente per oggetto il funzionamento dell’inceneritore per Rifiuti Solidi Urbani di Forlì e la sua possibile connessione con un danno cancerogeno verificatosi nell’area di ricaduta di tale impianto. E’ poco credibile che un consulente per la difesa assuma pubblicamente posizioni in contraddizione con le esigenze processuali del proprio committente ed è suggestivo che ciò costituisca un conflitto di interessi capace di condizionarne la neutralità scientifica.
Non ci stupisce  poi che, nel desiderio di assolvere questi impianti,  il prof. Massimo Federico, sia  incorso in un grossolano fraintendimento circa i limiti più cautelativi dei nuovi limiti emissivi per le diossine rispetto ai precedenti. Il confronto, esplicitamente citato nell’intervista, fra il valore di 4.000 ng/m3 per le diossine della vecchia normativa e gli 0.1 ng TE/m3 dell’attuale è infatti palesemente errato in quanto il primo valore si riferisce alle diossine totali, mentre il secondo è riferito al valore “ponderato” come “tossicità equivalente”(TE) che riduce anche di 3-4 ordini di grandezza il valore grezzo della diossina, (per esempio per le OCDD e per gli OCDF) prendendo in considerazione solo alcuni congeneri più tossici. Risulta pertanto evidente che la vigente normativa non differisce in modo significativo, per quanto attiene i limiti all'emissione delle diossine, dalla precedente ed anzi, nel caso di alcuni profili emissivi essa può essere addirittura meno restrittiva, come del resto era stato fatto notare  in un intervento pubblicato su Epidemiologia &Prevenzione.1
Il prof Massimo Federico dovrebbe inoltre essere a conoscenza che la normativa prevede controlli - la massima parte in regime di autocontrollo - per le diossine solo 3-4 volte all’anno, per poco più di 24 ore complessive in un anno, a fronte di oltre 8.000 ore di funzionamento!
Infine la fiducia incondizionata nelle nuove tecnologie e nella corretta gestione di impianti complessi e critici,  quali gli inceneritori,  che il prof. Federico manifesta nell’intervista alla Gazzetta di Parma, è messa ripetutamente in dubbio dalle cronache giudiziarie di tutta Italia che vedono un numero crescente di questi impianti coinvolti in indagini giudiziarie che trovano la loro origine anche da motivazioni tecniche che appaiono essere assai fondate.


Associazione Medici per l’ Ambiente
ISDE Italia


Arezzo 12 Marzo 2010 





L'INCONTROVERTIBILE ANALISI TECNICA DELL'ISDE DOPO LE SCIOCCHEZZE PUBBLICATE DAL 
PROF. MASSIMO FEDERICO





Osservazioni allo studio sull’incidenza di cancro nella popolazione residente nei pressi dell’inceneritore di Modena. La rivista Waste Management ha recentemente pubblicato uno studio del Prof.Massimo Federico ed altri Autori sull’incidenza di cancro nella popolazione residentenei pressi dell’inceneritore di Modena.Gli autori concludono affermando che, pur con le intrinseche limitazioni dello studio, irisultati non suggeriscono che vi sia eccesso di rischio di tumore per la popolazioneche vive nei pressi dell’inceneritore.Seppure le conclusioni degli Autori siano relativamente dubitative a causa dei limiti deldisegno dello studio, Il Prof. Federico nelle affermazioni rivolte al pubblico a sostegnoed in difesa della costruzione degli inceneritori assume un tono decisamente più netto e categorico: ad esempio in una intervista rilasciata al quotidiano La Gazzetta di Parma egli afferma che gli inceneritori costruiti con le “migliori tecniche disponibili” hanno un  impatto “sostenibile” e che gli studi condotti sull’inceneritore di Modena suggeriscono che non vi è aumento rilevabile del rischio di tumore. Va ricordato che la rivista Waste Management, sulla quale è stato pubblicato  lo studio, non prende in esame l’esistenza di conflitti di interesse. Lo studio riguarda l’inceneritore di Modena  che è di proprietà della società HERA, della quale il Prof. Federico è consulente in una procedimento  giudiziario attualmente in corso e riguardante l’inceneritore di Forlì, appartenente al medesimo gruppo societario: è ampiamente riportato, anche nella più recente letteratura, come l’esistenza di conflitti di interesse condizioni pesantemente la conduzione di lavori scientifici e le stesse conclusioni a cui giungono gli Autori.  Inoltre lo studio sembra incorrere in almeno 10 tra i 25 tipici errori (e limiti) elencati nel recente articolo “Vizi e  virtù dell'epidemiologia e degli epidemiologi”; in particolare lo studio non ha i requisiti minimi per escludere  un consistente e duraturo danno complessivo (neoplastico e non neoplastico) alla salute della popolazione, esposta non solo a cancerogeni, ma anche ad altri agenti non cancerogeni, quali distruttori endocrini e miscele tossico-nocive come biossido di zolfo, biossido di azoto, metalli pesanti, diossine, idrocarburi, polveri, ecc. Viene tuttavia studiato solo il rischio di cancro nella popolazione residente (affermando che esso non è rilevabile) e si trascura completamente di indagare il potenziale danno complessivo alla salute
umana. Si pensi che nello studio condotto a Forlì in prossimità di due inceneritori (Studio Enhance Health) su 53 rischi per la salute indagati (dall’abortività spontanea, al diabete, ai ricoveri per malattie respiratorie, renali ecc.) ben 42 sono risultati superiori all’atteso e solo 11 inferiori; per quanto riguarda il sesso femminile, poi, si registra, sia un aumento statisticamente significativo di morte per tutti i tumori, con trend positivo al
crescere dell’esposizione a metalli pesanti (presi come marker dell’inquinamento prodotto dagli inceneritori), sia un aumento statisticamente significativo di morte per tutte le cause e nel livello sub-massimale di  esposizione rischi statisticamente significativi di ricoveri per patologie renali e abortività spontanea. Di seguito si espongono alcuni dei più gravi limiti metodologici dello studio condotto a Modena, che sono tali da rendere assai remota la possibilità di fare emergere un qualche rischio significativo. Nonostante questi limiti, tuttavia, i risultati possono suggerire addirittura una possibile evidenza di una qualche relazione tra residenza nei pressi dell’inceneritore e tumori.

Massimo Federico Prof, Replica

COME SE NON BASTASSE ISDE HA SENTITO IL DOVERE DI CONTROBBATTERE A 
DILETTANTISTICHE QUANTO PERICOLOSE AFFERMAZIONI DI UN ESPONENTE DELL'OMS 
(per giunta in contrasto con la posizione ufficiale dell'organizzazione 
stessa sugli effetti dell'incenerimento sulla salute umana)

Sul quotidiano la Repubblica (http://temi.repubblica.it/repubblicaparma-speciale-conferenza-ministeriale/2010/03/11/gli-inceneritori-nessun-danno-alla-salute/ è  comparsa una intervista online ad un funzionario di una organizzazione governativa internazionale circa l’incenerimento dei rifiuti  che, a quanto ci consta, non rappresenta la posizione dell’OMS.
 
L’Associazione Medici per l’Ambiente coglie questa occasione per doverose precisazioni, anche perché alcune delle affermazioni contenute nell’intervista sono in aperto in aperto contrasto sia con quanto contenuto in documenti ufficiali della stessa OMS sia con precise disposizioni della Comunità Europea. Qualora quanto riportato fosse il frutto di una forzatura giornalistica sarebbe estremamente opportuno che l’ autore dell’intervista precisasse il significato autentico delle affermazioni riportate.
 E’ dimostrato sul piano scientifico che gli inceneritori immettono in ambiente grandi quantità di inquinanti tossici, pericolosi e cancerogeni quali metalli pesanti e particolato ultrafine -per cui non esistono filtri efficaci- e diossine, solo in parte trattenute dai sistemi di filtraggio. A tutt’oggi, inoltre,non esiste alcun sistema di pretrattamento in grado di  eliminare i materiali tossici dai rifiuti.
Del resto effetti cancerogeni sulle popolazioni esposte alle emissioni di tali impianti sono ormai ampiamente documentate come ben messo in evidenza nel documento dell’Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE)1.
L’affermazione quindi che “Gli inceneritori non hanno nessun effetto negativo sulla salute dei cittadini”, è destituita di ogni  fondamento scientifico; quale fondamento scientifico inoltre può poi avere un’ asserzione tesa a negare qualsiasi effetto di tipo cancerogeno da parte di impianti costruiti solo da pochi anni o ancora da costruire quando è fin  troppo noto che le patologie oncologiche si manifestano a distanza di molti anni dall’esposizione?
Quanto all’importanza di un sistema di riciclaggio efficiente, siamo i primi a riconoscerne il ruolo prioritario nella strategia di gestione dei rifiuti, ma purtroppo l’assurdo sistema di incentivazione concesso, solo in Italia, agli inceneritori dotati di recupero energetico (CIP 6 e certificati Verdi) rappresenta un fattore di grave distorsione del mercato e tale da impedire il decollo di una efficiente filiera del recupero della materia, come con chiarezza già individuato e denunciato nel documento della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri (FNOMCeO) del febbraio 20082.
Quindi, per concludere: perché accettare un rischio se questo è totalmente evitabile, visto che dei nostri rifiuti possiamo fare cose molto più intelligenti che non bruciarli?
 

Associazione Medici per l’Ambiente
ISDE Italia
Arezzo 12 Marzo 2010

venerdì 18 giugno 2010

Inceneritori di Colleferro: ancora cdr irregolare...


18.06.10 - ore 08.45
Abbiamo parlato con l'ufficio tecnico: il responsabile lo ha saputo solo questa mattina leggendo i giornali. Noi di RETUVASA lo sappiamo dalle 05.00 di ieri mattina. Dal Comune ci dicono che forse il Sindaco lo sa ma che cmq bisogna restare cauti. Potrebbe trattarsi di un errato valore dell'umidità. A noi risulta tutt'altra storia.

Il sindaco intanto è tranquillamente seduto nelle belle e nuove panchine di piazza italia....

18.06.10 - ore 08.00

Segue l'articolo del 18 Giugno pubblicato su Cinque.

18_giugno-23



17.06.10 - NOTIZIA FLASH – Ufficio stampa Retuvasa

Da fonti ufficiose apprendiamo che presso gli inceneritori di Colleferro stamattina alle 5.00 il NOE e l’ARPA Lazio avrebbero sequestrato un camion di CDR non conforme, proveniente da località esterna alla Regione Lazio. In esso si sarebbe evidenziata la presenza di fluff di parti di automobili, sedili e gomme tritate, o meglio car fluff, inidoneo ad essere bruciato negli impianti di incenerimento di Colleferro.  Il camion dovrebbe essere di proprietà di una ditta di Siena, che sarebbe un nuovo fornitore di CDR.
Se tale notizia fosse confermata, ciò significherebbe che le attività criminali su Colleferro proseguono senza sosta e senza ritegno, nonostante il sequestro degli inceneritori del marzo 2009, dovuto sempre a cdr non conforme.


venerdì 4 giugno 2010

Colleferro: aria di casa mia

Di sotto i link delle emissioni inceneritori Colleferro e Italcementi Colleferro e aggiungiamo anche l'inceneritore di pneumatici di Anagni a 15 Km.

http://sme.consorziogaia.it/epsistemi/

https://webmail.italcementi.net/emissioni/ecowebcolleferro/

http://www.termovalorizzatore-anagni.it/

Una buona giornata a tutti.

CS Retuvasa Colleferro Emissioni 040610



Comunicato Stampa – nodo Retuvasa di Colleferro
“Aria di Casa mia”
Ci volevano arresti e prescrizioni, dopo anni di incenerimento rifiuti a Colleferro, per arrivare alla
pubblicazione dei valori di emissione degli impianti. Chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi...
La nostra contrarietà alla presenza degli impianti, che oramai fanno parte dello skyline di Colleferro, rimane
quasi una voce nel vento. La consapevolezza civile del problema è cresciuta, ma riscontriamo anche
assuefazione. Sconsideratezza delle istituzioni mista a preoccupante mancanza di reattività. Ma non
vogliamo perderci in dissertazioni di carattere sociologico.
La commissione Bicamerale d’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti, nelle sue conclusioni, riporta oggi che la
gestione GAIA degli inceneritori ha permesso una truffa di 43 milioni di Euro ai danni del gestore di energia
elettrica attraverso i CIP6, tassa-truffa tutta italiana, che paghiamo sulla bolletta per le energie cosiddette “da
Notizia per la verità antica, a nostra conoscenza dal marzo 2009, data del sequestro degli impianti che
hanno riempito le cronache e portato alla ribalta le attività criminose ai danni della nostra comunità.
Silenzio e cecità colpevole quella dell’assenza dei controlli, altro dato di fatto sul quale sarebbe necessario
indagare. Il bello è che un’azienda pubblica come l’AMA conferiva CDR non conforme alle normative presso
impianti di un’altra azienda pubblica, il GAIA, di cui l’AMA stessa era compartecipante, e frodava un’altra
Divertente il tutto, se non fosse che gli unici a rimetterci sono stati i partecipanti al sistema pubblico, cioè noi.
Oltre a rimetterci denaro, è probabile che negli anni di criminale gestione siano state emesse in aria, con
ricadute sui terreni e quindi sul ciclo alimentare, sostanze tossiche nocive, con il loro carico pernicioso sulla
Le normative sui valori di emissione degli impianti industriali prescrivono limiti calcolati in base alla loro
possibile dannosità su esseri umani adulti, non tenendo conto che i recettori a maggior rischio sono i
bambini. Questi ultimi, a parità di peso, introducono maggior quantità d’aria, acqua e cibo rispetto ad un
adulto, in un organismo dove i meccanismi di detossificazione non sono ancora completi. Inoltre la sensibilità
di organi e apparati, non ancora formati, è maggiore rispetto al momento della loro completa maturità.
Ma facciamo subito una prima analisi dei valori di emissione delle due linee di incenerimento di Colleferro:
tutto rientra nei limiti dettati dalle normative. Nel modo in cui sono presentati i dati, è facile trarre questa
conclusione. E invece c’è qualcosa che non quadra.
Prendiamo ad esempio gli NOx, somma pesata di monossido di azoto e biossido di azoto. Il monossido di
azoto è un gas incolore, insapore ed inodore, prodotto soprattutto nel corso dei processi di combustione ad
alta temperatura assieme al biossido di azoto (che costituisce meno del 5% degli NOx totali emessi). Viene
poi ossidato in atmosfera dall’ossigeno e più rapidamente dall’ozono, producendo biossido di azoto. La
tossicità del monossido di azoto è limitata, al contrario di quella del biossido di azoto che risulta invece
notevole. Il biossido di azoto è un gas tossico di colore giallo-rosso, dall’odore forte e pungente e dal grande
potere irritante. E' un energico ossidante, molto reattivo e quindi altamente corrosivo. Il ben noto colore
giallognolo delle foschie che ricoprono le città ad elevato traffico è dovuto per l’appunto al biossido di azoto.
Oltre agli effetti dannosi sulla salute dell'uomo, gli ossidi di azoto producono danni alle piante, riducendo la
loro crescita, e ai beni materiali, ad esempio corrodendo i metalli e scolorendo i tessuti. Sulle piante,
l'esposizione al biossido di azoto induce la comparsa di macchie sulle foglie, mentre il monossido rallenta il
processo di fotosintesi. Ci giunge notizia che i cittadini del quartiere Scalo, sempre a Colleferro, si lamentano
per la presenza di polvere giallastra sul davanzale delle loro finestre. Forse sarebbe il caso di andare a
controllare di che tipo di sostanza si tratta.
Ma tornando a quel qualcosa che non quadra, vediamo anche che, se prese singolarmente per gli NOx, le
due linee di incenerimento rispettano i limiti; se invece andiamo a sommare i valori, i limiti, nella
media giornaliera, vengono superati (oggi 1 Giugno 2010 ad esempio 79 contro 70). Il tutto con la
prescrizione dei DE-NOx catalitici come unità di abbattimento.
Forse uno dei due inceneritori è di troppo ……
E se si aggiungessero i valori di emissione dell’Italcementi? Altra anomalia. L’Italcementi nella somma
dei due punti di emissione (denominati E29 ed E30) per il forno 1 supera per quasi tutto il mese di Maggio
2010 i limiti di emissione sia per gli NOx che per i CO (Ossidi di Carbonio, pericolosi per la salute con la loro
capacità di fissarsi a livello emoglobinico circa 200 volte maggiore di quella dell’ossigeno).
Ad esempio, mentre il limite normativo indica per gli NOx un valore di 1200 mg/Nm , la somma delle
emissioni per il giorno 31 Maggio 2010, inteso come media giornaliera, è circa 1750. Mentre per i CO
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si passa da un limite normativo di 1000 mg/Nm ad una somma di circa 1500, sempre per il giorno 31
Maggio 2010. E per fortuna i due punti di emissione del forno 2 sembrano indicare che l’impianto relativo sia
fermo già da qualche tempo. Tra l’altro il fatto che l’Italcementi sia una fonte di emissione puntuale è indicato
nel modello di dispersioni del Piano di Risanamento della Qualità dell’Aria della Regione Lazio, che
posiziona l’azienda al terzo posto nella nostra Regione per quantità di emissioni, dopo però due centrali
elettriche. Quindi può considerarsi al primo posto come impianto produttivo.
Chiudiamo questa nostra prima analisi dicendo che l’Italia potrebbe risparmiare 28 miliardi di Euro l’anno
riducendo l’inquinamento atmosferico (OMS 22/06/2005) e che 1 Euro impiegato per abbattere
l’inquinamento equivale a 10 Euro risparmiati, di cui 6 Euro per costi sanitari e 4 Euro per la previdenza
(Rapporto OKOPEL, C.E. 1999). Il 25 % di tutte le malattie negli adulti ed il 33% nei bambini sotto i 5 anni è
causato da condizioni ambientali evitabili (OMS, 16/06/2006).
Con Paracelso, sola dosis venenum facit (è la dose che fa il veleno).