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mercoledì 30 giugno 2010

Effetti Nocivi delle Nanoparticelle

Fonte: www.ecoradio.it

ImageLa pericolosità delle nanoparticelle sta gradualmente assumendo importanza agli occhi dell'opinione pubblica.

L'idea di essere circondati da piccole e pericolosissime particelle in grado di generare nel nostro corpo tumori o altri gravi danni non può che allarmare e farci sentire in un certo qual modo impotenti. Ci sono persone che tendono a negare qualsiasi presunto effetto negativo sulla nostra salute e intanto noi, consumatori, ci ritroviamo sempre più confusi e incapaci di fare utili per la nostra salute.

Per questa ragione abbiamo pensato di rivolgerci ad un importante rappresentante della comunità scientifica internazione ed esperto di nanoparticelle, il Dott. Montanari, con l'obiettivo di fare chiarezza sull'argomento e svelare opinioni. Stefano Montanari, uno dei massimi esperti di nanopatologie, malattie legate alle micro e nanoparticelle, è direttore scientifico del laboratorio "Nanodiagnostics" di Modena, un centro che si occupa di ricerca sull'inquinamento provocato da polveri inorganiche. Purtroppo, come ha sottolineato il nostro interlocutore, sull'argomento la disinformazione è davvero diffusa; per tale ragione manteniamo l'impegno assunto con il Dott. Montanari e pubblichiamo il testo dell'intervista nella sua forma integrale.

Gentile Dott. Montanari, negli ultimi anni si comincia a sentir parlare con una certa insistenza di polveri sottili, micro e nano particelle ed effetti dannosi sulla salute. Mi pare tuttavia che persista una certa disinformazione al riguardo: ad esempio, si concede molta importanza al PM10, che lei invece giudica "una polvere grossolana", rispetto a particelle con dimensioni inferiori, meno "note" ma decisamente più nocive per l'organismo. Ritiene colpevoli i mezzi di informazione in questo senso?

Le polveri fini e finissime, intorno e al di sotto del micron, sono incomparabilmente più aggressive per la salute rispetto a quelle grossolane. La classificazione di grossolano per le PM10 non è certo mia, ma è quella corrente nei testi tecnici. Su questa diversa aggressività, molto diversa, nei fatti, tutta la scienza è d'accordo senza eccezione alcuna. La Comunità Europea ha in corso vari studi non sulla nocività di queste polveri, che è ormai notissima, ma sul meccanismo che queste seguono per essere nocive. Ad esempio, il progetto DIPNA ha a capo mia moglie, la Dott. ssa Antonietta Gatti, e coinvolge 11 centri di ricerca in 6 paesi europei per studiare il meccanismo d'ingresso delle nanopolveri nel nucleo della cellula. Quanto ai mezzi d'informazione, fatte salve le poche, meritevoli eccezioni, lavorano solo per disinformare. Purtroppo alcuni media si valgono della collaborazione di personaggi spacciati come uomini di scienza che sono disposti a prostituirsi per quattro soldi, il che aggrava la situazione allestendo un alone di credibilità. Del resto, pensi a ciò che si faceva anni fa quando le multinazionali del tabacco affittavano "scienziati" per dimostrare che il fumo è innocuo, arrivando anche a dimostrare che serve a prevenire certe malattie come il Morbo di Parkinson. Tutto questo oggi suona grottesco, ma allora la discussione era apertissima.

I risultati delle sue ricerche - condotte insieme alla Dott. ssa Gatti - che proseguono ormai da diversi anni, hanno evidenziato come in numerosi alimenti siano presenti queste nanoparticelle, sinonimo di rischio per la salute. Può farci degli esempi?

Non voglio fare esempi di marche e di prodotti perché sono tutti legalmente considerati innocenti. La legge non tiene in alcun conto il micro e nanoparticolato che, dunque, può non solo inquinare senza problemi di sorta ma addirittura essere usato come additivo per alimenti. Cosa, quest'ultima, che viene regolarmente fatta, per esempio, ma non solo, in certi tipi di cioccolato o di gomma da masticare. Malauguratamente chi legifera è di solito indietro anni rispetto alla scienza e basta ricordare lo scempio dell'amianto bandito nel 1992 quando si conosceva da sempre la sua cancerogenicità. Anche in quel caso, media e scienziati a gettone fecero una solidissima barriera per avversare la messa fuori legge di quel terribile inquinante del cui uso sconsiderato paghiamo tuttora e pagheremo ancora per decenni le conseguenze tragiche.

A riguardo, Lei ha sempre tenuto a precisare che l'obiettivo non era colpire alcun marchio o prodotto, quanto piuttosto diffondere la consapevolezza che l'ambiente è purtroppo ricco di inquinanti. Tuttavia, credo che per alcune aziende questo aspetto potrebbe rappresentare un problema, almeno in termini di reputazione. Dopo tutto questo tempo, c'è stata qualche azienda che l'ha contattata perché interessata seriamente a contrastare il problema.


Due o tre aziende lo hanno fatto ma la cosa non ha avuto seguito. Del resto, chi glie lo fa fare? Finché tutto tace...

Secondo lei, se un'impresa consapevole di avere i propri prodotti inquinati da nanoparticelle cercasse di affrontare il problema, quali strade potrebbe percorrere? Quali precauzioni, cioè, potrebbe porre in essere per prevenire e contrastare tale inquinamento?
Si controllano le materie prime e tutte le fasi di produzione. Volendo, la cosa è ampiamente fattibile perché tecnicamente non è difficile, ma farlo è impegnativo e, dunque, fa "perdere tempo". Poi è inutile, perché i consumatori sono tenuti accuratamente nell'ignoranza e non c'è pericolo che boicottino un prodotto. È solo la cultura che può metterci una pezza.

Ha sempre affermato che sono presenti tre tipologie di inquinamento da nanoparticelle: ambientale (ovvero particelle presenti nell'ambiente), industriale (frutto del processo produttivo del prodotto), volontario (ovvero il caso in cui si aggiungano nanoparticelle volontariamente per "migliorare" l'appetibilità di un prodotto. In riferimento a quest'ultimo, avete svolto analisi in dettaglio? Sono presenti reali rischi per la salute? È quindi possibile individuare aziende che utilizzano questi metodi deliberatamente? Sarebbe perlomeno interessante comprendere se sono consapevoli dei rischi cui sottopongono i loro clienti, non trova?

Purtroppo queste indagini hanno un costo che per noi che ci autofinanziamo come possiamo è tutt'altro che irrilevante. Dunque, non riusciamo a fare analisi sistematiche. Alcune aziende, ma sono pochissime, dichiarano le aggiunte in etichetta, ma la stragrande maggioranza se ne guarda bene. Personalmente credo che siano tutte assolutamente consapevoli del problema, tanto che so per certo che alcuni pezzi grossi di certe industrie non darebbero mai i loro prodotti ai loro figli, ma, lei lo sa, gli affari sono affari.

Cosa prevede la legge, in italia e in Europa, per tali questioni? Ad esempio, consente le aggiunte citate nella domanda precedente?

La legge tace.

Se dovesse fare una classifica delle fonti di inquinamento antropiche relative alle nanoparticelle, quali sarebbero ai primi posti in termini di pericolosità per l'uomo?
Inceneritori, fonderie e traffico automobilistico, ma le fonti sono in realtà infinite.

In alcuni siti internet viene riportato che i filtri antiparticolato montati sulle auto sono in realtà uno "specchio per le allodole": trattengono le particelle PM10 quando l'auto viaggia a basse velocità (ad esempio in città), mentre "sbriciolano" queste particelle quando aumenta la velocità, liberando nell'ambiente una grande quantità di nano particelle dannose. Sulla base della sua esperienza, questa rappresentazione corrisponde alla realtà?

Non è un pettegolezzo: è esattamente quanto affermano i costruttori del prodotto. Se così fosse non le pare che anziché risolvere un problema si ottenga il solo risultato di delocalizzarlo, portando le fonti di inquinamento fuori dai grandi centri abitati, rischiando di contaminare a questo punto coltivazioni localizzate ovviamente fuori città? Quei filtri renderanno molto più aggressive le polveri diminuendone le dimensioni granulometriche e avranno anche la particolarità di aumentare i consumi di carburanti, con ciò aumentando la quantità d'inquinanti nell'ambiente. Pensi che, per motivi geometrici elementari, con una particella da 10 micron di diametro se ne fa un milione da 0,1 micron. E ognuna di queste è infinitamente più aggressiva di quella grossolana di partenza. Il filtro fa questo. Chi, poi, usa particolari additivi per sminuzzare le polveri, introduce pure un inquinante nuovo. Per quanto riguarda l'inquinamento da nanoparticelle, questo è ormai omogeneo quasi ovunque e, dunque, città o campagna fa poca differenza.

In una sua intervista ha dichiarato che, analizzando le nanoparticelle presenti in un organismo, riuscite a risalire alle fonti dell'inquinamento. Tale aspetto dovrebbe rappresentare un campanello di allarme per alcune attività imprenditoriali, tipicamente produttrici di questi inquinanti e che espongono quindi i propri dipendenti a seri rischi per la salute? Se non sono previsti delle vigenti norme di sicurezza e igiene sul lavoro, dovrebbero forse preoccuparsene perlomeno quelle aziende che, nei loro bilanci sociali, dichiarano di prestare massima attenzione alle condizioni di lavoro dei propri dipendenti, non crede?

C'è una norma del diritto che prescrive di non far del male a nessuno. " Neminem laedere", dicevano i Latini. Questo, esista o no un particolare articolo di legge. Già qualcuno ha pagato per aver inquinato l'ambiente, ma per essere efficaci e non solo vagamente episodici occorre che la magistratura cominci a porre attenzione al problema, se non altro perché un essere che distrugge l'ambiente in cui vive è destinato ad estinguersi e questo problema è ben maggiore di tante delle sciocchezze su cui qualcuno si trastulla.

Lei ha più volte ribadito che gli inceneritori non sono assolutamente efficaci nello smaltimento dei rifiuti e che sono importanti fonti di inquinamento anche per quanto riguarda le nanoparticelle emesse durante il processo di incenerimento, che vengono disperse nell'aria. In questo senso, possiamo quindi pensare che siano a rischio, ad esempio, le coltivazioni biologiche in un raggio più o meno ampio rispetto alla presenza di un inceneritore?
Ovviamente un ambiente sporco non può che generare prodotti sporchi. Ripeto, comunque, che le nanoparticelle si diffondono omogeneamente ovunque ed è la stessa European Environment Agency, l'ente comunitario che si occupa d'inquinamento, che ce lo fa notare. Le particelle grossolane, invece, cascano a terra in un raggio di pochi chilometri, inquinando sì terra, erba, frutta e verdura, ma in maniera meno insidiosa. Insomma, porre un limite di qualche chilometro tra inceneritore e coltivazione non ha particolare senso scientifico. Considerato peso e diametro delle nanoparticelle, non credo assolutamente sia insensato pensare che possano viaggiare spostate dal vento per molti chilometri, vanificando gli sforzi di coloro che investono per fornire prodotti di elevata qualità ai consumatori. Pensi ai pollini che hanno una massa qualche milione di volte superiore alle nanoparticelle di cui io mi occupo: qualsiasi paleontologo sa che i pollini europei si trovano al Polo Sud. Pensi alla sabbia del Sahara, relativamente pesantissima, che varca gli oceani e si trova nelle piogge rosse che conosciamo tutti. Faccia lei i suoi calcoli.

Non le pare che la tendenza potrebbe diventare quella di delocalizzare le fonti di inquinamento verso zone che offrono meno controlli? Mi viene da pensare ai paesi in via di sviluppo o al terzo mondo. Ad esempio, nella produzione di energia non vedo molto remota la possibilità che si comincino a costruire impianti di generazione, anche inquinanti, dove nessuno si preoccuperebbe degli impatti sulla salute umana. Al contempo, questa rischia a mio parere di diventare la soluzione anche per lo smaltimento dei rifiuti, che potrebbe quindi concretizzarsi con la costruzione di inceneritori in questi luoghi.

Ha mai pensato che il Terzo Mondo siamo noi? Ha mai meditato sul perché l'Italia sta diventando terra di conquista per chi fabbrica inceneritori e non riesce a rifilarli a nessuno tranne che a noi? Il Terzo Mondo è più nei cervelli che nei portafogli e quell'arma di legittima difesa che è la cultura da noi è bandita. Dunque, siamo culturalmente Terzo Mondo. Accenda la TV, apra un giornale o entri in un'aula universitaria e si faccia lei la sua idea. Dario Muzzarini. Fonte Greenplanet.








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lunedì 21 giugno 2010

Salute ed Inceneritori: l'ennesimo caso di conflitto di interessi

Attenzione; questo post non è a favore degli inceneritori. 
Per capire la posizione qui espressa siete pregati di leggere tutto il post.

_____________________________

L'ennesimo caso di conflitto di interessi. Lui, il prof. Massimo Federico, è responsabile dell'osservatorio tumori per la provincia di Modena. Rassicura la popolazione di Parma (dove è in construzione un nuovo impianto, ndr) che gli effetti sulla salute degli inceneritori moderni siano molto contenuti e non dimostrati. Sembra rassicurante....

Peccato che sia anche consulente per la difesa in un procedimento penale che vede coinvolto anche un dirigente di Hera SpA,  avente per oggetto il funzionamento dell’inceneritore per Rifiuti Solidi Urbani di Forlì e la sua possibile connessione con un danno cancerogeno verificatosi nell’area di ricaduta di tale impianto. E’ poco credibile che un consulente per la difesa assuma pubblicamente posizioni in contraddizione con le esigenze processuali del proprio committente ed è suggestivo che ciò costituisca un conflitto di interessi capace di condizionarne la neutralità scientifica.

UNA SOLA CONCLUSIONE: PRIMA DI CREDERE ALLE PAROLE DI QUALCUNO INFORMATEVI SULLA REALE AUTONOMIA MORALE DI CHI PARLA!


Articolo del dott. Massimo Federico

SEGUE INFATTI LA REPLICA IMMEDIATA DELL'ISDE

PRECISAZIONI  DELL’ASSOCIAZIONE MEDICI PER L’AMBIENTE (ISDE ITALIA) CIRCA LE POSIZIONI ESPRESSE SULLA GAZZETTA DI PARMA DAL PROF. MASSIMO FEDERICO 

Sulla Gazzetta di Parma di Lunedì 8 Marzo 2010 a pagina 8 è  comparsa una intervista del prof. Massimo Federico di Modena, relativa all’impatto sulla salute dei “nuovi” inceneritori. Non c’è da stupirsi che il prof. Massimo Federico difenda gli inceneritori: non possiamo dimenticare, infatti, che egli è anche consulente per la difesa in un procedimento penale che vede coinvolto anche un dirigente di Hera SpA,  avente per oggetto il funzionamento dell’inceneritore per Rifiuti Solidi Urbani di Forlì e la sua possibile connessione con un danno cancerogeno verificatosi nell’area di ricaduta di tale impianto. E’ poco credibile che un consulente per la difesa assuma pubblicamente posizioni in contraddizione con le esigenze processuali del proprio committente ed è suggestivo che ciò costituisca un conflitto di interessi capace di condizionarne la neutralità scientifica.
Non ci stupisce  poi che, nel desiderio di assolvere questi impianti,  il prof. Massimo Federico, sia  incorso in un grossolano fraintendimento circa i limiti più cautelativi dei nuovi limiti emissivi per le diossine rispetto ai precedenti. Il confronto, esplicitamente citato nell’intervista, fra il valore di 4.000 ng/m3 per le diossine della vecchia normativa e gli 0.1 ng TE/m3 dell’attuale è infatti palesemente errato in quanto il primo valore si riferisce alle diossine totali, mentre il secondo è riferito al valore “ponderato” come “tossicità equivalente”(TE) che riduce anche di 3-4 ordini di grandezza il valore grezzo della diossina, (per esempio per le OCDD e per gli OCDF) prendendo in considerazione solo alcuni congeneri più tossici. Risulta pertanto evidente che la vigente normativa non differisce in modo significativo, per quanto attiene i limiti all'emissione delle diossine, dalla precedente ed anzi, nel caso di alcuni profili emissivi essa può essere addirittura meno restrittiva, come del resto era stato fatto notare  in un intervento pubblicato su Epidemiologia &Prevenzione.1
Il prof Massimo Federico dovrebbe inoltre essere a conoscenza che la normativa prevede controlli - la massima parte in regime di autocontrollo - per le diossine solo 3-4 volte all’anno, per poco più di 24 ore complessive in un anno, a fronte di oltre 8.000 ore di funzionamento!
Infine la fiducia incondizionata nelle nuove tecnologie e nella corretta gestione di impianti complessi e critici,  quali gli inceneritori,  che il prof. Federico manifesta nell’intervista alla Gazzetta di Parma, è messa ripetutamente in dubbio dalle cronache giudiziarie di tutta Italia che vedono un numero crescente di questi impianti coinvolti in indagini giudiziarie che trovano la loro origine anche da motivazioni tecniche che appaiono essere assai fondate.


Associazione Medici per l’ Ambiente
ISDE Italia


Arezzo 12 Marzo 2010 





L'INCONTROVERTIBILE ANALISI TECNICA DELL'ISDE DOPO LE SCIOCCHEZZE PUBBLICATE DAL 
PROF. MASSIMO FEDERICO





Osservazioni allo studio sull’incidenza di cancro nella popolazione residente nei pressi dell’inceneritore di Modena. La rivista Waste Management ha recentemente pubblicato uno studio del Prof.Massimo Federico ed altri Autori sull’incidenza di cancro nella popolazione residentenei pressi dell’inceneritore di Modena.Gli autori concludono affermando che, pur con le intrinseche limitazioni dello studio, irisultati non suggeriscono che vi sia eccesso di rischio di tumore per la popolazioneche vive nei pressi dell’inceneritore.Seppure le conclusioni degli Autori siano relativamente dubitative a causa dei limiti deldisegno dello studio, Il Prof. Federico nelle affermazioni rivolte al pubblico a sostegnoed in difesa della costruzione degli inceneritori assume un tono decisamente più netto e categorico: ad esempio in una intervista rilasciata al quotidiano La Gazzetta di Parma egli afferma che gli inceneritori costruiti con le “migliori tecniche disponibili” hanno un  impatto “sostenibile” e che gli studi condotti sull’inceneritore di Modena suggeriscono che non vi è aumento rilevabile del rischio di tumore. Va ricordato che la rivista Waste Management, sulla quale è stato pubblicato  lo studio, non prende in esame l’esistenza di conflitti di interesse. Lo studio riguarda l’inceneritore di Modena  che è di proprietà della società HERA, della quale il Prof. Federico è consulente in una procedimento  giudiziario attualmente in corso e riguardante l’inceneritore di Forlì, appartenente al medesimo gruppo societario: è ampiamente riportato, anche nella più recente letteratura, come l’esistenza di conflitti di interesse condizioni pesantemente la conduzione di lavori scientifici e le stesse conclusioni a cui giungono gli Autori.  Inoltre lo studio sembra incorrere in almeno 10 tra i 25 tipici errori (e limiti) elencati nel recente articolo “Vizi e  virtù dell'epidemiologia e degli epidemiologi”; in particolare lo studio non ha i requisiti minimi per escludere  un consistente e duraturo danno complessivo (neoplastico e non neoplastico) alla salute della popolazione, esposta non solo a cancerogeni, ma anche ad altri agenti non cancerogeni, quali distruttori endocrini e miscele tossico-nocive come biossido di zolfo, biossido di azoto, metalli pesanti, diossine, idrocarburi, polveri, ecc. Viene tuttavia studiato solo il rischio di cancro nella popolazione residente (affermando che esso non è rilevabile) e si trascura completamente di indagare il potenziale danno complessivo alla salute
umana. Si pensi che nello studio condotto a Forlì in prossimità di due inceneritori (Studio Enhance Health) su 53 rischi per la salute indagati (dall’abortività spontanea, al diabete, ai ricoveri per malattie respiratorie, renali ecc.) ben 42 sono risultati superiori all’atteso e solo 11 inferiori; per quanto riguarda il sesso femminile, poi, si registra, sia un aumento statisticamente significativo di morte per tutti i tumori, con trend positivo al
crescere dell’esposizione a metalli pesanti (presi come marker dell’inquinamento prodotto dagli inceneritori), sia un aumento statisticamente significativo di morte per tutte le cause e nel livello sub-massimale di  esposizione rischi statisticamente significativi di ricoveri per patologie renali e abortività spontanea. Di seguito si espongono alcuni dei più gravi limiti metodologici dello studio condotto a Modena, che sono tali da rendere assai remota la possibilità di fare emergere un qualche rischio significativo. Nonostante questi limiti, tuttavia, i risultati possono suggerire addirittura una possibile evidenza di una qualche relazione tra residenza nei pressi dell’inceneritore e tumori.

Massimo Federico Prof, Replica

COME SE NON BASTASSE ISDE HA SENTITO IL DOVERE DI CONTROBBATTERE A 
DILETTANTISTICHE QUANTO PERICOLOSE AFFERMAZIONI DI UN ESPONENTE DELL'OMS 
(per giunta in contrasto con la posizione ufficiale dell'organizzazione 
stessa sugli effetti dell'incenerimento sulla salute umana)

Sul quotidiano la Repubblica (http://temi.repubblica.it/repubblicaparma-speciale-conferenza-ministeriale/2010/03/11/gli-inceneritori-nessun-danno-alla-salute/ è  comparsa una intervista online ad un funzionario di una organizzazione governativa internazionale circa l’incenerimento dei rifiuti  che, a quanto ci consta, non rappresenta la posizione dell’OMS.
 
L’Associazione Medici per l’Ambiente coglie questa occasione per doverose precisazioni, anche perché alcune delle affermazioni contenute nell’intervista sono in aperto in aperto contrasto sia con quanto contenuto in documenti ufficiali della stessa OMS sia con precise disposizioni della Comunità Europea. Qualora quanto riportato fosse il frutto di una forzatura giornalistica sarebbe estremamente opportuno che l’ autore dell’intervista precisasse il significato autentico delle affermazioni riportate.
 E’ dimostrato sul piano scientifico che gli inceneritori immettono in ambiente grandi quantità di inquinanti tossici, pericolosi e cancerogeni quali metalli pesanti e particolato ultrafine -per cui non esistono filtri efficaci- e diossine, solo in parte trattenute dai sistemi di filtraggio. A tutt’oggi, inoltre,non esiste alcun sistema di pretrattamento in grado di  eliminare i materiali tossici dai rifiuti.
Del resto effetti cancerogeni sulle popolazioni esposte alle emissioni di tali impianti sono ormai ampiamente documentate come ben messo in evidenza nel documento dell’Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE)1.
L’affermazione quindi che “Gli inceneritori non hanno nessun effetto negativo sulla salute dei cittadini”, è destituita di ogni  fondamento scientifico; quale fondamento scientifico inoltre può poi avere un’ asserzione tesa a negare qualsiasi effetto di tipo cancerogeno da parte di impianti costruiti solo da pochi anni o ancora da costruire quando è fin  troppo noto che le patologie oncologiche si manifestano a distanza di molti anni dall’esposizione?
Quanto all’importanza di un sistema di riciclaggio efficiente, siamo i primi a riconoscerne il ruolo prioritario nella strategia di gestione dei rifiuti, ma purtroppo l’assurdo sistema di incentivazione concesso, solo in Italia, agli inceneritori dotati di recupero energetico (CIP 6 e certificati Verdi) rappresenta un fattore di grave distorsione del mercato e tale da impedire il decollo di una efficiente filiera del recupero della materia, come con chiarezza già individuato e denunciato nel documento della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri (FNOMCeO) del febbraio 20082.
Quindi, per concludere: perché accettare un rischio se questo è totalmente evitabile, visto che dei nostri rifiuti possiamo fare cose molto più intelligenti che non bruciarli?
 

Associazione Medici per l’Ambiente
ISDE Italia
Arezzo 12 Marzo 2010